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Il rilancio dell’autotrasporto passa da qui

Il mondo dell’autotrasporto si è dato appuntamento a Cernobbio per il 3° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio. Un’occasione per fare il punto sullo stato di salute del settore. La buona notizia è che il traffico merci in Italia cresce passando dai 437 mld t-km del 2015 ai 448 previsti nel 2018, quella cattiva è che a beneficiarne sono esclusivamente gli operatori stranieri.

Per rendersene conto basta leggere i dati elaborati dall’Ufficio Studi Confcommercio sulle merci in entrata e in uscita dall’Italia attraverso la gomma. Nel 2005 36,9 miliardi di t-km erano lavorate da autoveicoli immatricolati in Italia, 42,7 mld di t-km erano appannaggio di altri Paesi tradizionalmente forti nell’autotrasporto - tra gli altri Germania e Spagna - e i veicoli immatricolati nell’Est europeo coprivano il 15,5 per cento. Il fenomeno si è acuito durante la recessione e non si è fermato neppure durante la timida ripresa del 2014-2015. Gli italiani hanno perso il 23 per cento di quota passando dal 36,4 per cento del 2005 al 13,4 del 2015 mentre le imprese con sede a Est del continente partendo dal 15,5 per cento hanno toccato nel 2015 uno share di oltre il 55 per cento.

A penalizzare i vettori nostrani sono soprattutto il costo del lavoro elevato e le lungaggini burocratiche. Aspetti sui quali si è soffermato Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio. “A salire sul banco degli imputati – ha detto - sono, ancora una volta, le nostre debolezze strutturali. Mi riferisco al deficit di infrastrutture e all’eccesso di burocrazia e di pressione fiscale, fattori che penalizzano e rendono meno competitive le nostre imprese. Basti pensare che per via di lungaggini e adempimenti burocratici, le imprese italiane di navigazione e di autotrasporto perdono complessivamente oltre un miliardo di euro all’anno in termini di guadagni e di fatturato. È necessario fare presto e bene perché rischiamo di perdere un intero comparto che è di fondamentale importanza per l’economia e le prospettive di crescita del Paese”.

Quattro le priorità individuate per far crescere l’Italia: un contrasto più forte alla concorrenza sleale e al dumping sociale nell’autotrasporto; l’applicazione del principio “chi meno inquina meno paga”; l’incentivazione dell’intermodalità e la piena attuazione della strategia d’intervento “Connettere l’Italia” prevista per il settore e del Piano nazionale strategico della portualità e della logistica.

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